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Archive for febbraio 2013

Femminismo controproducente

In occasione delle elezioni politiche italiane, le FEMEN hanno contestato Berlusconi veicolando i loro messaggi di protesta secondo la modalità che le caratterizza: scrivendoli sul seno nudo.

Certo che è un bel paradosso contestare qualcosa in topless (ovvero, attribuendo volontariamente un valore sovversivo  al seno nudo, facendolo veicolo di un messaggio di protesta), e poi, da femministe, pretendere che il corpo femminile sia considerato in modo neutro e non oggettivizzato, ovvero che un seno nudo sia considerato socialmente alla stregua di una mano nuda.

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Per non parlare del fatto che, nello specifico, quello che si contesta qui è anche la cultura maschilista (e ancor più nello specifico, di Berlusconi): è come dire: “ecco le tette che ti piacciono tanto. Ebbene sì, sono davvero qualcosa di accattivante (o sovversivo…), proprio come nel tuo mondo maschilista. Proprio per questo le ho scoperte.”

Di fatto secondo me, essendo da tempo passato il ’68 e non trovandoci in contesti dove il nudo è il nuovo che avanza e che debba essere conquistato (che so, al Vaticano o in Arabia Saudita – sempre che anche lì questa si possa considerare la maniera migliore di liberare la femminilità, cosa che non credo!) una protesta in questi termini finisce solo col rafforzare l’idea (sottendendola) che stare a seno nudo sia qualcosa di indecente –  a maggior ragione perché la protesta è basata sul calcolo che le forze dell’ordine interverranno per motivi di pubblica decenza. (In tutto ciò comunque, mi lascia ben perplessa anche la trovata del Vaticano, con tutto che sono atea; ma questa è un’altra storia).

Oltretutto, come un’amica mi fa notare, “Berlusconi sa benissimo che le donne le tette le hanno. Quello che fa fatica a pensare, è magari che abbiano anche un cervello”. Un altro, mi fa notare come questo codice avrebbe forse funzionato per protestare contro il mercato delle pellicce, ma non contro un vecchio porco che “sull’oggettificazione del corpo femminile ha costruito un impero di pecore”.

Comunque, alcuni uomini credo ringrazino e basta per la visione, senza capire davvero il senso di questa protesta (nemmeno io del resto capisco).

Mi dolgo del fatto che esistano donne che ancora pensano di promuovere la dignità e la parità in questo modo, di fatto sfruttando e facendo leva su quello stesso sistema di valori che pensano di contrastare.

P.S.:

[Questo articolo di Le Monde DiplomatiqueFemen partout, féminisme nulle part, analizza il fenomeno FEMEN in maniera articolata e al riparo da semplificazioni e facili ideologismi…e focalizzandosi in particolare sull’azione/reazione dei media. Una prospettiva che personalmente condivido totalmente – anche alla luce della mia esperienza con la società e la femminilità araba, che viene chiamata in causa soprattutto alla fine.]

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They argue for a change in values, but still take most of the old assumptions about how the world work for granted. (…) Most world leaders – indeed, most leaders of business and government anywhere – harbor the same old tired set of assumptions about how to solve the world’s problems. And more often than not, they seem focused on tinkering with old models rather than moving to something new and viable”.

Un pezzo come altri in “Macrowikinomics”, di Tapscott e Williams, (libro che tutti i dirigenti dovrebbero leggere…) che mi ha portato nuovamente a riflettere sul problema che c’è in Italia col concetto di cambiamento.

Nello specifico, ho avuto il dispiacere di leggere commenti e articoli negli ultimi due mesi (dalle primarie del PD in poi) con problemi di logica e argomentazione tristemente preoccupanti e disarmanti.

Indipendentemente da mentalità, argomenti, priorità strategiche, approccio di governance proposti dai candidati (su cui l’opinione di ognuno e il dissenso sono legittimi), ho visto applicare proprietà transitive e pseudo-sillogismi aberranti che suonavano più o meno così:

“Berlusconi quando è sceso in campo rappresentava la novità; è stato votato proprio per questo e ora guardiamo dove siamo finiti”; Renzi si propone come novità; quindi Renzi sarà come Berlusconi”.

20070909-grillo

Per quanto riguarda Grillo invece, è stato paragonato non solo a Berlusconi ma addirittura a Mussolini sulla base di analisi pseudo-comunicative volte a sottolineare  (solo) elementi come il culto della persona e il populismo delle sue arringhe alle folle. Sinceramente, ciò mi pare eccessivo e sempliciotto, e questo senza voler negare le criticità o i punti interrogativi sollevati dal movimento 5 stelle.

Per me la cosa grave di queste posizioni non è certo il disaccordo con gli individui specifici (legittimo); ma è che a fronte dei ragionamenti (se così si possano chiamare) riportati sopra, non ho sentito alcuna analisi o domanda intelligente riguardo al valore (o meno) del forte cambio di paradigma sotteso dalle idee dei personaggi di cui sopra, e questo indipendentemente da se ci piacciano o no: la politica energetica, le basi del patto cittadini-stato, la governance, il ruolo della rete, il significato di innovazione, il ruolo dell’intermediazione dei partiti o di destra e sinistra nel mondo del 2013…

Cioè, la dimensione intellettuale è completamente assente. Come se non ci fosse ancora alcuna consapevolezza o riflessione su quello che significa ‘cambiamento di paradigma’.

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