Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Bruxelles’ Category

Scriveva Saviano pochi giorni fa, poco prima di riabbracciare la sua Napoli dopo sette anni:

“Mi manca Napoli. (…) È incredibile come tutto questo fastidio che diventa quasi fisico, come questa ingratitudine, non siano riusciti a mutare la sua bellezza e la voglia di tornare da lei. Di riabbracciarla. È come una compagna che ti ha infinitamente tradito, ma della quale non puoi non riconoscere la bellezza, le qualità umane, la tragica verità. Nonostante lei ti odi, tu ancora vedi tutto quanto ti ha dato quando siete stati felici, ancora riconosci quello che ti ha fatto innamorare di lei.”

Mi raccontava un amico pochi giorni fa, su Milano:

– La decisione di traslocare nella casa in cui sto adesso, piccola, scura, in cui non riesco a stare né dormire, è stato l’ultimo gradino della discesa e della disumanizzazione. Una di quelle cose che fai per dimostrarti che non potrà funzionare, per obbligarti a cambiare e a scappare da dove sei.

– Come quel colloquio che ho voluto che non andasse bene, perché non voglio rischiare di restare a Bruxelles?

– Esatto. Come in una relazione d’amore. Quando ti infliggi l’ultima, infima umiliazione, perché vuoi essere sicuro di marcare un punto di non ritorno.

Immagine

Mont des arts

Bruxelles?

Vista dagli occhi di un mio amico, Bruxelles è come quella donna che ti dà la quotidianità; da cui magari fantastichi anche spesso di scappare per dare brio alla vita, ma da cui alla fine torni sempre, perché ti  fa sentire a casa.

Per me Bruxelles invece è stato un matrimonio di interesse. Non c’è stata mai passione, nemmeno all’inizio. Nemmeno quando ci approdai da studentessa Erasmus per un anno, più di 10 anni fa. Lo avrei già dovuto capire allora, quando mi stupii del fatto che per la prima volta non avevo voglia di esplorare una città; di scoprire chi era.

E invece ho insistito, perché curiosa di stare là dove le cose succedono e volenterosa di mettermi alla prova; perché motivata dalla carriera, ma anche cullata da una vita confortable, comoda, accogliente, sicura, e anche interessante; e dalla possibilità di un futuro stabile, anche economicamente, con l’illusione e la speranza che l’amore, o almeno l’accettazione, sarebbero sopravvenute, grazie al rispetto reciproco. Perché in fondo so che ho bisogno di quella tranquillità e di quella sicurezza che questa città sa dare. La sua patina grigia e il cielo uggioso sono una calotta protettiva, che tempera gli animi.

Riuscire a giocare il gioco di un altro – o di chi semplicemente non sei più, perché col tempo sei cambiato – è un’illusoria messa in scena che prima o poi crolla. L’aria manca e il corpo grida in gabbia, mentre guardi gli altri per rassicurarti che se loro ce la fanno, ce la puoi fare anche tu. E allora bisogna fare un salto fuori dal cerchio, anche se poi ti mancherà, anche se le sei riconoscente.

Read Full Post »

Quando dico di voler rimpatriare, il feedback che ricevo più spesso è riassumibile in:Sei pazza? Restatene lì! Perché, non stai bene lì?!!”

L’estate scorsa – quando in pieno luglio indossavo il trench e un foulard non leggero – in facebook hanno postato la vignetta qui sotto, e il primo pensiero che ho avuto è stato: “ma che ne sai tu. Ma allora, perché non te ne parti, tu?

Immagine

O ancora: “Ma dai, non è poi così brutta Bruxelles. Io ci sono stato un weekend e non mi sembrava male. La Grand Place, poi, è molto bella”.

Questa è l’altra frase che ho sentito più di frequente, sempre da persone che sono state a Bruxelles solo di passaggio. Invocare la Grand Place a redenzione della bruttezza, è come dire di una persona sciatta e trasandata che, dai, però porta al dito un anello antico molto pregiato e bello. Questo fa forse di lei una persona armonica con cui vorresti condividere la tua vita?

Non vivo nel mondo dei sogni e so che l’Italia è faticosa, frustrante, deprimente, e che carica di rabbia e senso di impotenza. Ma allora mi rivolgo a te, persona per cui “l’estero” resta un concetto unico, sinonimo di “cool” e cuccagna: lo sai che cosa vuol dire andarsene e restare via anni? Ma soprattutto, lo sai quello di cui dispongono davvero gli italiani in Italia? No, non sempre lo sai.

Lo so che, come quasi tutti gli italiani, conosci e apprezzi quello di cui quotidianamente condisci la tua vita; perché lo cerchi e ti piace. Solo che non puoi immaginarti che altrove ciò non esista, o che si possa vivere facendone a meno. Perché quello che l’Italia ha, è per te qualcosa di tanto intangibile quanto il sapore dell’aria che respiri. Tanto necessario quanto scontato; incommensurabile, ma disponibile.

Ma devi sapere che quello che per te è quotidiano, per il resto del mondo è un extra; o un lusso; o nei casi più beceri, è considerato un insignificante superfluo senza valore aggiunto. Perché credo che se davvero gli italiani si rendessero conto della loro fortuna, non perderebbe tempo, in politica, a fare i capricci dell’asilo.

Sei in grado di immaginare cosa vuol dire non vedere il sole per più di venti giorni di fila? Non sto chiedendoti di dirmi se ti piacerebbe, ma se sei in grado di simulare l’effetto che grigio, freddo e pioggia, sempre, produrrebbero alla tua neurochimica – nonché alla natura attorno a te.

Immagina: gradualmente sottrai il calore. Poi diluisci sapori e colori. E infine, abbassa lo sguardoirrigidisci il movimento del corpo. E poi vivi, così. (E poi chiediti perché è ovvio che nei paesi del nord funzioni tutto…).

Sei grado di immaginare uno stupore o un senso di straniamento davanti allo schiarirsi di un cielo verso l’azzurro? E di renderti conto che i tuoi occhi non sono più abituati alla luce del sole? (Una volta guardai con un po’ di compassione quel mio collega finlandese che, un giorno d’estate, decise di non seguirci a mangiare in terrazza, perché in mancanza dei suoi occhiali da sole non sarebbe riuscito a sopportare il sole – belga poi. Con orrore, ora avverto sintomi simili…)

Ti piacciono le quattro stagioni? Il ciclo della natura che porta a rigenerarci in primavera ed estate? Qui ce ne sono solo due: autunno e inverno, e il tempo (cronologico) diventa come immobile.

Tu, che in Italia con 10 gradi ti metti il piumino, lo sai che qui la temperatura media estiva è di 15 gradi? E che a volte c’è chi accende il riscaldamento ad agosto? No, non abito nell’emisfero australe. Tu, donna, ti piace d’estate ritrovare il tuo corpo in un vestitino leggero, sbracciato e dai colori accesi? E ti piace il colore e l’odore della tua pelle abbronzata dal sole? Dimenticati il guardaroba estivo, e anche la tua pelle, perché la vedrai solo tra le mura di casa.

Ti piace il profumo della primavera e l’atmosfera delle serate estive, e la spiaggia? E il profumo del mare? Qui il mare è color petrolio stinto, e troppo freddo e ventoso per fare il bagno. Le feste e gli aperitivi in spiaggia non esistono.

Ti piacciono l’aria aperta, gli aperitivi in piazza, le terrazze estive dei ristoranti? Lo spazio esterno qui ha solo funzione di trasporto e connessione tra due punti. Gli incontri e la vita si svolgono negli interni.

Ti piace cucinare e scegliere con cura gli ingredienti di base? Sempre che tu li riesca a trovare questi ingredienti, qui certi piatti ti verranno sempre e comunque male. Ti piacciono le verdure? Ho sfidato mia madre, donna meridionale, a cucinare le zucchine qui. Anche a lei si sono decomposte, passando senza stadi intermedi dallo stato legnoso a quello spappolato.

Ti piace raccogliere il basilico direttamente dalla pianta che hai sulla finestra, o meglio ancora nel giardinetto degli odori? E fare quel bel sughetto coi pomodorini freschi? Scordatelo. Il basilico muore, e in padella, del pomodoro, ti resteranno solo le bucce.

E quando sei per strada e hai voglia di spizzicare qualcosa mentre passeggi, cosa mi dici di tigelle, piadine, focacce, pizze al taglio, supplì, arancini, panelle, stigghiole e sfincioni? Potrai sostituirli con kebab, gaufres o cartocci unti di patatine fritte nel lardo. E basta. E solo fino a mezzanotte. Se no ti devi sedere a un ristorante (e solo fino alle 22).

E l’architettura, la noti ancora nella tua città? Tu, che ogni volta che cammini per le strade del tuo paese o città – per Firenze, Bologna, Roma o Lecce – e forse dai per scontata questa immersione in luoghi dal valore storico e artistico, non sai che solo con lo sguardo stai traendo la tua energia dalla bellezza…E sono sicura che c’è almeno un angolo della tua città che ti ispira romanticismo, poesia ed emozioni; sapresti trovarmene uno (dico uno) a Bruxelles?

E ora, amiche femministe, non leggete male, ma cercate di cogliere la sfumatura e la gradualità che voglio trasmettere, perché ciò che sto per dire è forte dell’appoggio della maggior parte delle donne mediterranee (ma non solo) che ho conosciuto qui.

La sensualità ti piace? Non la volgarità o il mercato della carne, che si trovano ovunque. Intendo, sei cosciente o meno della dimensione dello sguardo? Esiste in differenti gradualità, da nord a sud. Ma, da donna, non mi dire che non ti fa piacere ritrovarti negli sguardi degli uomini per strada, e che non sei lusingata dai loro complimenti (non quelli volgari).

Beh, qui non ci si guarda proprio. E non importa quanto attraente e/o sicura e contenta di te stessa tu sia. Prima di capire che qui funziona così e che non sei tu il problema, sarai assalita dal dubbio di essere diventata un cesso di colpo. Alcune la chiamano libertà e rispetto, e io sono d’accordo, ma penso anche che tra il troppo e il niente ci siano delle vie di mezzo che diano colore e sapore alla vita. In compenso però potrai andare in giro nuda per strada senza nessun problema. Sarai trasparente.

E hai presente in Italia quelli che ti vengono a “rompere” cercando di rimorchiarti, nei locali o altrove? Beh, ringraziali. Perché al nord gli unici uomini che troveranno il coraggio di avvicinarti sono quelli sull’orlo del coma etilico, e invece di rompere il ghiaccio con un complimento o al massimo una battuta, ti chiederanno direttamente se vuoi passare la notte da loro; sempre che li lascerai avvicinare, dato l’alito di alcool che si sente da mezzo metro. Ehh, per fortuna che esistono i mediterranei…!

Qui non c’è nulla nel mondo esterno che distragga. Estetica, sensualità, emozione. È ovvio che tutto funzioni meglio; perché tutto è funzionale. Cosa fare oltre a far funzionare le cose per garantirsi una protezione e un confort da un ambiente da sempre ostile? Un’artista – la mia insegnante di disegno – una volta mi ha detto di come i belgi abbiano “un coté plutôt depressif”, un lato che tende alla depressione. E di come di fatto gli affetti, la famiglia e le relazioni diventino essenziali per poter vivere qui.

In compenso qui avrete soldi, una bella casa, un welfare che funziona, e quindi quella serenità tanto difficile da trovare in Italia in questo momento.

L’equilibrio tra le priorità, però, resterà sempre qualcosa di personalissimo e variabile sulla linea della vita di ognuno. E dopo quattro anni e mezzo con i sensi ottusi e  il corpo anestetizzato dal grigiore, da “mutilata”, come mi sento, l’universo delle priorità è differente, e la motivazione a tornare si nutre anche della rabbia per la cecità di fronte alla nostra ricchezza.

PS: per i fans di Bruxelles: ho abbastanza materiale per scrivere un post anche sulle cose per cui Bruxelles può essere speciale 😉

Read Full Post »