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Posts Tagged ‘3D’

Roma sta ospitando in questi giorni l’edizione europea della Maker Faire, dove si incontrano le idee di chi, tramite i nuovi processi e i nuovi materiali offerti dalla nuove tecnologie, racconta la voglia di produrre, (ri)creare e sperimentare sia nuovi prodotti che nuovi modelli di business. Protagonista assoluta della fiera è la stampante 3D. Era la prima volta che ne vedevo finalmente una (anzi, centinaia) in azione.

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Ma quindi vivremo in questo mondo di oggetti filamentosi, plasticosi e coloratoni?

La fiera era piena di bambini, chiaramente in visibilio. Guardandoli mi accorgevo di come, per loro, da quel preciso momento quella sarebbe stata la normalità. Per noi invece rappresenta l’ennesima rivoluzione di paradigma il cui impatto a livello pratico possiamo anche prevedere, ma che di fatto per me resta un po’ inafferrabile su tutta la dimensione più sensoriale e…ontologica.

La prima grande rivoluzione è ovviamente quella relativa alle filiere di produzione di massa, che lasceranno il posto a realizzazioni non solo “on demand“, ma anche individualizzate e personalizzate. Nella misura in cui questa tecnologia diverrà capillare (una stampante 3D in ogni casa, come fu per la televisione?), e dipendentemente dal tipo di oggetti che si potranno riprodurre, il futuro del mercato sarà molto differente. Contemporaneamente, la rosa di possibilità dell’esistente si moltiplicherà, se ognuno, secondo la propria fantasia ed esigenza del momento, potrà immaginaredare forma a un oggetto differente.

Ma è soprattutto un altro l’aspetto che ha attirato di più la mia attenzione, e ha a che vedere con la materia, e la pura essenza delle cose. Ho visto uscire dalle stampanti le imitazioni del legno, della pietra, del vetro. Ho visto materializzarsi un mondo personalizzato e su misura, ma anche, in un certo senso “snaturato“. Era il concetto stesso di materia a trasformarsi, là dove la sostanza della materia sembrava diventare secondaria a vantaggio delle sue caratteristiche: flessibilità, testura, luminosità, resistenza, trasparenza e, ovviamente, colore. In altre parole, si riproducono le caratteristiche della materia, ma non vi è più la materia stessa, vera…(una dissociazione che ricorda, mutatis mutandis, lo scollamento tra contenuto e supporto avvenuto con le ICT, alla fine dello scorso secolo, per i media…)

Niente materia da domare quindi, né scarti di materia. La materia nasce già domata, già altro da quello che rappresenta, come risultato e ricombinazione di altri materiali (derivati della plastica, o di origine vegetale, biodegradabili o idrosolubili…)

shoeInfine, l’altro grande cambiamento riguarda l’essenza del lavoro dell’artigiano. L’esposizione comprendeva una serie di attività attinenti più al mondo della produzione artigianale che a quello industriale e automatizzato. Per questo tipo di creazioni, non sarà più la mano dell’uomo l’intermediario tra la materia e l’oggetto; non sarà più la mano a plasmare, piegare, incastrare, assottigliare, tagliare, ma queste fasi della creazione saranno “incluse” nel design che la stampante implementerà. Certo, resterà sempre uno spazio per la fantasia e l’individualità nella rifinitura e nella decorazione, ma di fatto la creatività si sposterà sempre di più verso le fasi di progettazione astratta, scindendo il sodalizio secolare con la mano esperta.

Per tutti quei bambini, comunque, questi ragionamenti suoneranno tutti un po’ senza senso.

2013-10-05 17.42.23

Bambini impazziti con R2-D2 🙂

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