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Posts Tagged ‘Scienze umane’

Sentiamo ormai continuamente che le tecnologie, i social media e i social network stanno modificando il modo in cui pensiamoapprendiamo e memorizziamo, ci relazioniamo e socializziamo, percepiamo il mondo e gli oggetti che ci circondano, con dirette conseguenze anche su modelli produttivi, lavorativi o governativi.

Ma quali dimensioni specifiche e concrete della nostra identità e quotidianità subiscono i mutamenti più significativi? Voi sapreste dire in cosa siete cambiati negli ultimi dieci anni?

Dalla struttura delle reti neuronali del cervello alle relazioni di coppia, dalla creazione di carattere e identità, al futuro del lavoro e del contributo umano nei futuri sistemi produttivi, qualche mia riflessione in questo articolo pubblicato su StartupItalia. Ne riporto qui sotto alcuni pezzi:

 

“I nostri cinque sensi sono messi alla prova e portati all’estremo da esperienze di realtà aumentata, mentre i confini tra mondo online, offline, reale e virtuale si affievoliscono. In che cosa questo influenza la nostra vita?

La struttura delle reti neuronali e l’intensità dell’attività celebrale sono modificate dalla dimensione online: il dibattito è aperto sulla capacità del web di renderci più o meno intelligenti, come dimostrano le tesi (opposte o complementari?) di Howard Rheingold Nicholas Carr. Si tratta di capire come cambino le strutture cognitive – il modo in cui organizziamo la conoscenza – e le capacità cognitive, come concentrazione, attenzione, e apprendimento, nel far fronte al sovraccarico informativo; o come le modalità di memorizzazione si trasformino, passando da un modello incentrato sulla singola informazione e sull’erudizione a uno capace di registrare percorsi, canali, strutture e link.

Quale tipo di intelligenza e abilità di ragionamento vengono stimolate nel passaggio da un modello di comunicazione prettamente scritto e verbale (e quindi lineare) a uno organizzato per ipertesti e dove immagine e video si ritagliano sempre più spazio rispetto al testo?

Ci sono poi gli aspetti pragmatici del linguaggio, legati alla scelta della modalità di comunicazione (sincrona o asincrona, scritta o parlata) tra email, chat, sms, e video chiamate: una serie di scelte che giustifichiamo spesso in base al carattere e al gusto di ognuno, ma che in realtà influiscono in prima istanza sulla costruzione di identità e  competenze sociali. Le conversazioni in tempo reale diminuiscono a favore di modalità asincrone, che garantiscano il pieno controllo delle parole o la perfettibilità della nostra presenza online. Parallelamente, infatti, cresce sempre più l’importanza della reputazione online nella costruzione della nostra identità, e l’influenza dei network di appartenenza, per imitazione, sul nostro comportamento.

«Connettersi non vuol dire conversare, e si conosce una persona solo tramite la conversazione [in tempo reale]» – spiega la psicologa Sherry Turkle in un’affascinante TED Talk e nel suo libro “Alone together“, mettendo in luce le contraddizioni tra un “self” aumentato e in costante rete attiva di relazioni, e un crescente isolamento in termini di empatia o costruzione dell’intimità. Questo triplo movimento tra moltiplicazione delle possibilità, necessità di connessione, e paura dell’intimità, è anche alla base del best-seller di Zygmun Bauman, “Amore liquido“ che analizza la crescente fragilità dei legami affettivi nel contesto della società “liquida”, certamente più ampio di quello della tecnologia, ma strettamente connessovi.

E ancora, aspetti psicologici legati alla risposta emotiva quali lo stress per iper-sollecitazione, il senso di ansia legato al fatto di essere o meno connessi, o la capacità di coltivare motivazione e resilienza in un contesto che ci abitua alla gratificazione istantanea del “click”.

Se ci si sposta invece a livello macro-sociale, si nota come i valori tipici dei modelli organizzativi e di comunicazione online – collaborazione, trasparenza, informalità e organizzazione orizzontale, disintermediazione, interattività e partecipazione, flessibilità – stiano progressivamente entrando nella cultura operativa di ognuno, fino a influenzare le aspettative dei cittadini circa responsabilità e ruoli di governi o multinazionali, e quindi tutta struttura sociale e organizzativa (a proposito, si legga “MacroWikinomics”, di Don Tapscott).

Le ICT ci stanno inoltre spingendo a ripensare il ruolo dell’essere umano nei futuri sistemi produttivi e lavorativi, dove l’automatizzazione oltre al lavoro manuale sta investendo progressivamente anche le attività intellettuali, comprese quelle meno semplici e routinarie. Quali quindi le abilità e le qualità intellettive inimitabili su cui si baserà in futuro il contributo umano? Creatività, persuasione, ironia, capacità di gestire l’imprevisto? Interessante a riguardo questo articolo di Annamaria Testa, uno studio della Oxford Martin School sul futuro dell’impiego e il best seller di Richard Florida “The Rise of the Creative Class”.

E infine, come tutto ciò influirà sulla regolamentazione del comportamento online? Quali direzioni dovrà seguire il legislatore a riguardo? Si sa ad esempio che la nozione di privacy e di ciò che rientra o meno nella sfera del pubblico/privato è destinata a cambiare, come del resto ha sempre fatto, in maniera progressiva e importante, nella storia dell’umanità.

La capacità di analizzare e individuare chiaramente secondo quali logiche – o semplicemente dinamiche, dato che si parla in larga parte di identità, sentimenti, emozioni, risposte istintive – deve essere molto più di un esercizio intellettuale e di supporto. È infatti proprio tramite queste informazioni che capiremo per cosa, in che modo, e fino a che punto le ICT potranno esserci di reale e utile supporto, o come le norme dovranno essere ripensate, capaci di riconoscere quei cambiamenti che rientrano in processi umani e in un respiro temporale ben più ampio che un paio di decenni.

Un ultimo consiglio infine, questa volta nostrano: di Giuliano da Empoli, “Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo“, di cui è disponibile anche una recensione di Luca de Biase.”

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